Dragona, tutti i segreti delle scoperte archeologiche nella Villa Rustica

Celle per gli scavi, sepolture e curiosità della Villa Rustica di via Buzomi: folla di curiosi alle visite guidate di Michele Mattei

In quella Villa Rustica erano celle di sicurezza o ergastula oppure piccoli spazi per la nevaia o le stanze degli schiavi che lavoravano la terra? E’ l’interrogativo al quale stanno cercando di dare una risposta gli archeologi che stanno scavando la villa rustica romana di via Francesco Buzomi, a Dragona, mèta nella mattina di domenica 8 ottobre di una affollata visita guidata condotta da Michele Mattei e promossa dal Coordinamento Comitati Roma X e ex XIII.

Un momento della visita guidata condotta da Michele Mattei

Spettacolari ritrovamenti archeologici a Dragona dove da qualche settimana sono al lavoro gli studiosi della facoltà di Scienze archeologiche dell’Università La Sapienza di Roma. Si scava l’ala nord della villa rustica romana individuata in via Francesco Buzomi a partire dal 1983. Si tratta di una casa di campagna costruita intorno al I secolo avanti Cristo dalla superficie stimata di circa 25mila metri quadrati, collocata al XII miglio della via Ostiense, attiva fino alla fine dell’Impero e poi riusata in epoche successive.

La narrazione delle epoche storiche di Dragona

Gli scavi – spiega Michele Mattei, attento ed appassionato divulgatore scientifico – hanno portato alla luce un ambiente voltato sotterraneo suddiviso in tanti piccoli spazi. Non ne è stato finora identificato l’uso: si pensa ad un ergastula, ovvero un luogo di detenzione o di restrizione degli schiavi al servizio della villa, oppure in una nevaia cioè dove venivano conservate le nevi che erano raccolte sui monti appenninici e trasportate a Roma per conservare i cibi. In un altro ambiente è stato rinvenuto un mosaico che potrebbe essere riuscito male e per questo usato come piano di pavimentazione. I particolare interesse sono poi le sepolture che sono state rinvenute sul posto. Finora sono quattro, databili tra il 400 ed il 450 dopo Cristo, tutte di ceto sociale estremamente misero. Sono di tre adulti e di un bambino, realizzate con materiali di recupero, come tegole e anfore e prive persino della moneta di accompagnamento che veniva usata per agevolare il viaggio dei defunti nell’aldilà. Di fatture e pregio particolari è una lucerna rinvenuta tra le ginocchia di un defunto”.

E’ stato proprio Michele Mattei a fare da “guida” alla scoperta del sito (osservato rigorosamente fuori dell’area di scavo) da parte di una folla attenta e partecipe che ha preso parte domenica all’iniziativa del Coordinamento Comitati Roma X e ex XIII. “Prendi uno storico divulgatore, mettici associazioni e comitati locali che amano il proprio territorio e desiderano valorizzarlo e tutelarlo. Il tutto in un contesto storico archeologico e naturalistico unico. Ecco che si compie la magia – è il commento soddisfatto degli organizzatori – Centinaia di persone, oggi, accorse a riscoprire un passato che dorme dietro casa nostra, che si sono rese conto della bellezza che ci circonda. Qui, dove manca tanto, e pure c’è tutto allo stesso tempo. Dove ambiente, storia e cultura non possono essere slegati gli uni dagli altri. Il territorio è a rischio, le aree verdi in cui si inseriscono le valenze archeologiche rischiano di scomparire. Solo attraverso il recupero della bellezza, possiamo salvarle, ed in questo modo salvare noi stessi”.

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