Kevin “war machine” Di Napoli: “Basta pazzie, ora punto al titolo italiano”

Allarme rosso, da Ostia Italia, Di Napoli, indomabile sfida al gradino più alto nel pugilato iridato

Kevin “war machine” Di Napoli, 21 anni, categoria medio-massimi, è considerato uno dei pugili italiani più promettenti. Figlio d’arte (il padre Gianni è stato campione italiano, europeo e mondiale militare pesi piuma), Kevin ha mancato di poco le olimpiadi di Rio 2016 e dopo essere diventato professionista, ora punta diritto al titolo nazionale. E non solo. Per farlo c’è, però, un percorso obbligato, oltre quello agonistico: fare i conti con la propria voglia di riscatto, di smetterla con le “pazzie”.

Lo abbiamo incontrato e nel farlo esordisce così: Io conosco tanti di pugili ad alti livelli che so’ forti proprio perché sono stati cavalli matti per strada. Un Tayson se avesse fatto una vita normale non sarebbe mai stato un Tyson. Io la penso così”. In sottofondo Sogni d’oro” dei Rasty Kilo.

  “Nati nel degrado, schiavi del denaro, la povertà ci ha spronato e la strada sporcato”.
Il tuo video di presentazione si intitola  “Kevin Di Napoli: Dopo svariate pazzie di nuovo sul ring”. A quali  “pazzie” ti riferisci?
(K) Violenza sul ring e sotto il ring, che mi hanno costretto a lasciare il ring per infortuni alle mani sotto il ring, proprio all’esordio come professionista. Era novembre 2016. Poi ho deciso di lasciarmi tutto alle spalle, di pensare solo al pugilato anche se adesso sto pagando le conseguenze. Ma ce la farò.

 “o si nasce abili o si muore negli stessi stabili”
Chi ti sta aiutando?
(K) Io da solo, non ho bisogno di aiuti
Hai risposto alla Tyson
ride …
(K) Dopo tutta la brutta nomina che mi sono fatto sotto il ring per Roma volevo anche che si parlasse bene di me a livello sportivo, e non solo per gli errori che ho fatto fuori dal ring, che mi sono lasciato tutto alle spalle e che se uno vuole può cambiare. Anche se non è facile, dico la verità, però se c’hai carattere ce la puoi fare.

♫  “guardie e ladri, che non è detto che i buoni siano più bravi, qui contavi solo se contavi”
Tuo padre, l’ex pugile Gianni Di Napoli, ha scritto: “senza niente togliere agli altri due bellissimi figli che amo tanto, le circostanze mi costringono a parlare sempre di Kevin. Ha seguito le mie orme su questo sport, anche se non sono mai stato felice, ma però il ragazzo merita”. Tralasciando tuo padre, forse come per tutti i figli d’arte, ingombrante, pugile molto spettacolare anche se condizionato dal temperamento, c’è un campione a cui senti di assomigliare di più o a cui ti ispiri?
(K) Io non mi ispiro a nessuno, non ho idoli.

♫ “da piccolo guardi e impari guardie e ladri che non è detto che i buoni siano più bravi”
Delle tue cadute ne parli con naturalezza. Quali sono state?
(K) Ho fatto tutto io. Non mi sono fatto mancare niente. Non devo dare la colpa o dire grazie a nessuno. Gli errori servono a fare esperienza e quando un giorno avrò un figlio potrò insegnargli a non commetterli.

Kevin con il padre Gianni

♫ “risate e pianti, urla e matti, sfratti, quei ratti so così giganti che mangiano i gatti”
Nel video fai riferimento a Tyson. Tyson ha dichiarato “da dove vengo io i ricordi non si incorniciano, si cerca di dimenticarli”. È vero che hai solo 21 anni, ma anche tu cerchi di dimenticare i cattivi ricordi e guardare solo al futuro?
(K) E’ un po’ difficile dimenticare, soprattutto se sulla strada hai bruciato le tappe in tutto. Tutto era motivo di discussione per me, con i miei amici. Quando sei in quella vita, sei dentro a quella vita. E’ come la droga, c’è poco da fare. Ogni giorno mi dovevo alzare e costruirmi, per levarmi di dosso l’ombra di dove sono nato e cresciuto ma soprattutto quella di mio padre. Mio padre è mio padre e lo so solo io quello che mio padre è. Il pugilato non era per me ancora una disciplina.

  “generazioni future diventare passate, fottute come le passate, giù con le teste abbassate…qua gli istanti so interminabili”
Tua  madre che ruolo ha avuto accanto ad un padre come il tuo?
(K) Mi ha lasciato all’età di 9 anni.

vedevi i grandi in giro armati, piatti di calamai”
Ti ricordi quando hai menato la prima volta? Le hai prese?
(K) Sì, me lo ricordo. Avevo 14 anni, fuori da una discoteca. Non le ho mai prese. Mai nella vita.
Lo rifaresti?
(K) Sì, lo rifarei perché quello che sono oggi è per tutte le cavolate che ho fatto. La violenza io l’affronto da uomo. Quando hai per Roma una certa immagine, non si permette nessuno di mancarti di rispetto. Mai uno contro uno, non mi avrebbe dato soddisfazione. Mai successo. Certo, è il rispetto della paura.

♫ “debiti salati non saldati, su su in aria saltati”
Se uno ti definisce un coatto te la prendi?
(K) No. Mi hanno detto di tutto. Non mi fa piacere certo.
Cosa ti piacerebbe che dicessero di te. Quali parole vorresti sentire? Quelle che ancora non dicono.
Le parole rimangono appese nell’aria prima di arrivare …
(K) Cambiato, un ragazzo cambiato, un uomo nuovo.

♫ “o scappi o rimani, con la speranza che un domani a mangiare merda t’abbituavi da ste parti o sbrani o vieni sbranato”.
Quali opportunità in più hai avuto rispetto a tuo padre?
(K) Ho avuto mio padre, lui non ha avuto un padre. Mi ha seguito in tutti i modi, mostrandomi  quello che era giusto e quello che era sbagliato. La mia opportunità è stata mio padre.

♫ “qui contavi solo se contavi”
Hai mai pensato, anche solo per un attimo, magari in un giorno in cui ti sentivi particolarmente giù, che non eri tagliato per la boxe?
(K) Mai. So fare solo cazzotti. Non sono buono a fare altro, a parte le donne … una malattia! Ride.

♫ “da stracci usati a completi Armani, nei posti di blocco ore bloccati, placcati”
Riesci ad essere sereno adesso che hai deciso di cambiare?
(K) No, la serenità non è uno stato che arriva così. Se hai una nomina come la mia la serenità è un lusso, una conquista. Devi dimostrare ogni giorno che sei cambiato. Non puoi permetterti errori.
Potresti vivere senza pensare al giudizio degli altri?
(K) No, d’altronde salgo sul ring e sono sottoposto al giudizio dei giudici, così è per me anche fuori dal ring.

♫ “Vedo il quartiere invecchiare col passare delle lune, alte sfere arricchirsi sulle creature”
Eppure hai la forza di rivendicare con orgoglio che vieni da Nuova Ostia, le tue radici, i tuoi sbagli … cosa vorresti fare per il tuo quartiere?
(K) Uno dei miei obiettivi è per Ostia. Quando sono andato al Campionato del Mondo dei dilettanti juniores con la squadra italiana è stata per me una soddisfazione immensa che dicessero “da Ostia”. Ostia, e in particolare Nuova Ostia, non è solo cose negative. Io voglio che siano orgogliosi di me.

Kevin Di Napoli con Davide Buccioni e Alessandro Filippo

♫” da piccolo guardi e impari, guardie e ladri”
Nonostante tu abbia solo 21 anni, pensi mai a cosa farai quando non potrai più salire sul ring?
(K) Vorrei aprire una palestra e dare una speranza a tutti questi ragazzetti che crescono qui. Strapparli via dalla strada e portali nella mia palestra, l’unica che può darti una salvezza, come la musica. Perché è anche la mia unica salvezza. Forse avrei potuto solo fare il criminale. Non so fare niente, per la scuola non ero portato, non ero portato per il lavoro. Solo per la boxe.
Che tipo di pugile sei?
(K) Direi uno stilista/picchiatore. Gli stilisti sono veloci, fanno una grande lavoro sulle gambe, io in aggiunta mi sento uno sbruffone che sa far male, soprattutto ora che sono passato a professionista. Un tecnico puro che fa male è difficile trovarlo.
Nel ranking italiano sei 14/23 con 3 incontri, due vinti, uno per ko, e un pareggio.
(K) Del pareggio si sono lamentati tutti, persino il mio avversario, ma era un anno che non combattevo. Come dilettante ho disputato 48 combattimenti con 6 sole sconfitte. A livello professionistico 3 su 9 round perché l’ultimo match è durato 1 minuto e mezzo, vinto per ko. Il mio manager Davide Buccioni e il mio allenatore Alessandro Filippo stanno cercando di farmi fare una serie di incontri a Maggio, di buon livello, che mi consentano di  poter ambire al titolo italiano.
Kevin quanto ti alleni?
(K) Due volte al giorno. La mattina prestissimo e la sera.

♫ “in un meccanismo di rischio ben pagato, il digiuno da pecora ti rende lupo affamato”
Dimmi qualcosa che non ti ho chiesto e che avresti invece voluto che ti chiedessi.
(K) Mi hai chiesto tutto. Ecco, sì una cosa: il titolo ad Ostia arriverà … lo giuro.

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