Mare in gabbia, le colpe del X Municipio

Con l’inizio della stagione riesplode la trita polemica di cancelli e inferriate che delimitano il lungomare. Ecco quali colpe ha il X Municipio e cosa non bisognerebbe fare

Lo ammetto, non ho grande fiducia nelle istituzioni quando si devono occupare di un bene pubblico. E, aggiungo, ho una scarsa considerazione sul senso civico di alcuni dei miei concittadini romani, stanti gli atti di vandalismo, i danneggiamenti, l’insozzamento che si vedono in giro. In più, odio la demagogia.

NON CE LO POSSIAMO PERMETTERE

Detto questo, mi viene inevitabile esprimere un parere su quello che è il trend del momento, lo stesso che si vive ad ogni inizio di stagione a Ostia (e chissà perché solo a Ostia e, per esempio, non a Fregene). Vengo al dunque: si parla di mare in gabbia. Arrivano i primi caldi, da Roma e dalle sue periferie ci si muove in massa verso le spiagge e, tac, scatta la polemica sempreverde sui cancelli e le inferriate che delimitano il confine tra il marciapiedi del lungomare e gli stabilimenti balneari. I giornali fanno a gara ad arruffianarsi il giudizio dei lettori che vorrebbero (tutti, me compreso) il mare facilmente fruibile, libero, non recintato, bello e salubre.

Bene, torno alla premessa di quattro righe scritte all’inizio di questo articoolo e affermo convintamente: io no. Mi spiego meglio. Io non sono per la rimozione delle ringhiere e dei cancelli. Non ce lo meritiamo. Non ce lo possiamo permettere. Troppi incivili, barbari, senza fissa dimora. Dicevo che non ho grande fiducia delle istituzioni e lo mia disistima è presto detta. Avete provato a vedere cosa succede dei varchi d’accesso alla spiaggia ai lati del Pontile? La loro cura è affidata al X Municipio e basta vedere QUESTO SERVIZIO per riscontare quella che ordinaria quotidianità: una sola passerella in legno che spesso sprofonda perché priva di manutenzione, la sabbia cosparsa di ogni genere di immondizia, escrementi umani inclusi. Chi si occupa della pulizia dei varchi?

LE GABBIE TEMPORANEE DIVENTANO DEFINITIVE

L’ingresso sbarrato all’ex Oda di piazzale Amerigo Vespucci

Peraltro, mi viene spontaneo segnalare che dove il X Municipio dovrebbe aprire i cancelli e far sparire le ringhiere, questo non avviene. Provare per credere: all’Oda, ex spiaggia delle Opere diocesiane tra Venezia e Gambrinus, proprio davanti al capolinea della ferrovia Roma-Lido, il cancello è sbarrato. Ed il relativo varco “preteso” con grande clamore dall’allora assessore comunale alla Legalità, Alfonso Sabella, è incatenato. L’arenile è tornato nella disponibilità del X Municipio che non se ne cura minimamente.

Il “varco” a ridosso del Gambrinus, di competenza del X Municipio, è incatenato

E che dire del Village, altro caposaldo della ventata di legalità portata da Sabella a Ostia? Sequestrato dal Tribunale e affidato all’Unindustria, è chiuso, non ha ancora avviato la stagione (anche se QUESTE MANOVRE ne lasciano ipotizzare una prossima apertura): in casi come questo il X Municipio è autorizzato a procedere alla revoca della concessione ma non risultano avviati procedimenti in tal senso.

Vogliamo parlare di altre “cancellate”? Beh, basta affacciarsi a piazzale Cristoforo Colombo: la Rotonda progettata da Pier Luigi Nervi è recintata perché pericolante. Solo un’iniziativa PROMOSSA DA PRIVATI ha sollevato la questione di un restauro per restituirle dignità. Dov’è il X Municipio? Il mare in gabbia è anche quello che si vede da Belvedere Carosio, tra la Vecchia Pineta e il Canale dei Pescatori: l’Ufficio Tecnico da anni “dimentica” di sostituire i passamano crollati. Evidentemente è meglio rimpiazzarli con grate, transenne, ringhiere temporanee che diventano definitive.

Lo stabilimento Village al 5 giugno è ancora chiuso

Lo scandalo del mare in gabbia di Ostia” titolano a caratteri cubitali quotidiani e magazine all’inizio della stagione balneare. Naturalmente l’obiettivo sono i concessionari degli stabilimenti: infatti nessuno si occupa delle “gabbie” che abbiamo appena elencato e che appartengono a responsabilità amministrative. Io però in questo parere voglio andare oltre e dire di più: restituiamo la vista del mare almeno nel centro storico di Ostia, quello che va da via Giuliano da Sangallo a piazzale Magellano, ma lasciamo le ringhiere. Abbattiamo nella passeggiata storica quegli impianti non più funzionali, sostituiamoli con chioschi e strutture eco-compatibili e leggere, ma manteniamo le recinzioni. So di passare per impopolare ma vi faccio una domanda per giustificare questa mia affermazione forte: siete convinti che l’apertura dell’arenile a qualsiasi ora del giorno e della notte sia una soluzione “salubre” per tutti? Non voglio menzionare casi di spazi occupati a Roma da centinaia di senza fissa dimora, mi basta fare esempi “nostrani” di dormitoi pubblici che sono sotto gli occhi di tutti: la spiaggia libera davanti all’Ufficio Tecnico, l’ex Happy Surf, la base del Pontile, la pineta di Castelfusano e delle Acque Rosse, i portici del Palazzo del Governatorato, i giardini di piazza della Stazione del Lido.  Senza citare gli innumerevoli casi di vandalismi per i quali sono danneggiate strutture pubbliche e private.

Concludo con una domanda: tutto ciò considerato, sareste davvero disposti a veder trasformata la spiaggia di Ostia in un grande unico accampamento?

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Giulio Mancini
Giornalista professionista, sportivo, appassionato di cinema, viaggi, architettura e lettura, è iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1983. E’ padre di Simone. Ha collaborato a Radio Luna e scritto per L’Occhio di Maurizio Costanzo, Gente Viaggi, Il Tempo, Il Messaggero. Tra le esperienze televisive quella di collaboratore della trasmissione “Il coraggio di vivere” di Rai 2. Conoscitore della storia del Litorale romano, ha scritto e pubblicato dodici volumi alcuni dei quali in collaborazione con il Ministero per i beni e le attività culturali. Esperto di brand journalism.

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