“Mia figlia Elena crescerà qui perché Ostia non è mafia e lungomuro”

Indignata reazione da parte di una professoressa del liceo classico “Anco Marzio” a difesa della società civile di Ostia e contro il fango mediatico di queste ore

Ostia ancora una volta è al centro del linciaggio mediatico. L’orrore sollevato dalla testata affibbiata da Roberto Spada, che è stato arrestato per questo, ad un giornalista, ha riacceso i riflettori sul quartiere che ha le dimensioni di una grande città e che sconta il pesante disinteresse dell’amministrazione centrale.

La comprensibile indignazione dei mass media e la meno apprezzabile reazione dei partiti politici,  così, ha prodotto fiumi di inchiostro, ore di dibattiti, quesiti, sospetti e domande sulla forza della penetrazione malavitosa e/o mafiosa nel tessuto sociale di Ostia e dintorni. In piena campagna elettorale verso la fase del ballottaggio che il 19 novembre vedrà contrapposti M5S e Centrodestra, non possono mancare sit in, fiaccolate, marce e marcette per la legalità. Anche da parte di chi doveva vigila e e non ha vigilato o, peggio ancora, da chi è stato colto con le mani nella marmellata e si è visto arrestare (e anche condannare) propri amministratori pubblici. Era già successo nelle elezioni comunali del 2016, e si ripete.

Di fronte a tutto questo i cittadini onesti, vigliaccamente e disonestamente additati quasi come “complici” o “omertosi” rispetto alla situazione che ha la sola certezza della distanza delle Istituzioni, si amareggiano e vogliono reagire. E’ per dare voce a questo sentimento diffuso di sdegno e offesa che ospitiamo una lettera aperta scritta da una professoressa, insegnante di Italiano e latino presso il liceo classico “Anco Marzio”. Una voce che esprime la rabbia di chi, in queste ore, si sente ingiustamente accusato, bistrattato e umiliato da un sistema colpevole di strumentalizzare un abbandono voluto e cercato per inconfessabili interessi di parte.

LA LETTERA

Vivo a Ostia da quasi dieci anni, non sono nata in questo quartiere e all’inizio non è stato facile. Non era così bella Ostia dieci anni fa, non offriva ció che propone oggi e non è stato facile abituarsi, per esempio, a quel trenino su cui salgono gli Onesti che vivono in questo Municipio. Cittadini che per andare a lavorare in centro alle otto devono uscire di casa alle cinque di mattina, con la consapevolezza del terno a lotto che dovranno affrontare per arrivare sul luogo di lavoro e soprattutto la certezza che al ritorno condivideranno lo stesso vagone pieno di gente stanca da una giornata spesa in gran parte su quelle rotaie maledette.

Lavoro nelle scuole di Ostia da quasi cinque anni: le criticitá delle famiglie sono tante e non sempre questo territorio sa gestirle. Ma qui é nata mia figlia e qui crescerà. Qui, tra il mare e la pineta ferita dagli incendi e abbandonata anch’essa da giornali e Istituzioni ancora chiusa dopo sei mesi, crescerà tra le persone cordiali che vivono e lavorano vicino casa, gente che ancora ti saluta senza aver perso quell’umanitá che spesso manca nei quartieri più centrali, tra quelle persone che la chiamano per nome regalandole una risata ogni giorno.

La chiusura di via Cristoforo Colombo: a sinistra il primo focolaio nel quadrante D della pineta

Elena crescerá a Ostia dove spesso tutto si raggiunge a piedi, dove si gira in bici, dove ci sono tante offerte culturali come teatri, ludoteche, librerie per bambini, giocherie che organizzano laboratori didattici che nel quartiere in cui io sono cresciuta non si trovano. Elena crescerá a Ostia, di cui giá a quattro anni è orgogliosa, nonostante la sporcizia che nota anche lei, “mamma perché è sempre sporco?“. A Ostia potrà scegliere attività sportive di primo livello, se vorrà, tra il polo natatorio della Fin, i campi da basket e pallavolo delle Stelle Marine, il pattinaggio o la danza delle tante scuole qui presenti, famose e importanti.

Elena crescerá a Ostia dove le scuole, alcune fiori all’occhiello di Roma come la scuola dell’Infanzia comunale che frequenta, ogni giorno combattono contro l’abbandono delle istituzioni e il degrado e lo fanno grazie ad un corpo docente straordinario che promuove attivitá educative e culturali di grandissimo livello da cui escono giovani eccellenti e preparati per le universitá o per le grandi esperienze lavorative in ambito tecnico. Penso ai grafici del Carlo Urbani, Istituto Professionale in cui ho lavorato, in un contesto sociale difficilissimo, ma anche lì ricco di valori umani. Giovani che non possono essere abbandonati a se stessi e per i quali la scuola puó e deve fare molto. Penso agli alunni e ex alunni del Liceo in cui insegno, l’Anco Marzio, una scuola che s’impegna nell’educazione alla legalitá e alla solidarietá oltre che alla trasmissione dei saperi.

Perchè Ostia non è “mafia e lungomuro”, non è un quartiere in cui aver paura di girare, sebbene qui purtroppo siano anche avvenuti episodi molto gravi legati alla malavita. Ma parliamo di una minoranza che non può e non deve prevalere rispetto a tanti cittadini e lavoratori che ogni giorno affrontano i disagi della periferia cercando di dare un contributo.

A Elena, ai nostri figli e ai nostri alunni abbiamo il dovere di insegnare che quanto stiamo leggendo sui giornali in questi giorni non è la normalità, che quello che passa sulle cronache è solo un piccolo spaccato di una città in cui la bellezza del suo orizzonte si riflette sui tanti disagi comuni a molte periferie. Insegneremo ai nostri ragazzi che la violenza va sempre condannata e mai giustificata e che si sconfigge con le uniche armi della cultura. Insegneremo che Ostia è mare, pineta, cultura, musica, sport, passato e futuro di questa nostra Urbe e lo faremo cercando di non abbandonarli al loro destino, ma guidandoli nella consapevolezza che insieme possiamo costruire una Ostia migliore. E anzi insegneremo loro che il sublime é qui.

Margherita Caramazza

professoressa del Liceo Anco Marzio di Ostia

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2 Commenti

  1. Cara professoressa del liceo dove sono cresciuta, non sono d’accordo col suo Ostia “non è lungo muro e mafia”. Ostia non è solo quello ma è anche quello e convive con voi e distrugge una cittadina che sarebbe meravigliosa. Ostia, seppur ferita, resta un posto bellissimo dove avrei cresciuto i miei figli imprecando ogni giorno per quello a cui lei e molti ostiensi si abituano. Mi ha fatto male leggere che lei si è abituata al trenino che non funziona, le parole sono importanti specie per chi fa il nostro mestiere. Sono solo sette anni che non sono più residente a Ostia e ogni volta che torno è un pugno nello stomaco. Dovreste essere grati alla stampa per aver scoperchiato un problema , dovreste vederlo come un punto d’inizio per far rifiorire il quartiere

  2. Ostia, mafia capitale, valle d’Aosta, elezioni, scuole rave party, ormai tutto lo stivale si è trasformato in una immensa discarica intrisa di pattume e malcostume nonché delinquenza mentre sono inesorabilmente mancanti correttezza, onestà e dignità. Ritengo sia un declino sociale e culturale inevitabilmente irreversibile. E con istituzioni e forze dell’ordine inesorabilmente inefficienti. Speriamo che ce la caviamo.

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