Moda, la lidense Drusilla pronta ad uscire con la sua nuova collezione


“…Allora, ho aperto una scatola, che contiene da sempre ritagli di giornale e ho ritrovato un foglio nel quale avevo scritto i miei sogni… uno di questi era diventare una stilista…”.

A parlare è Lucilla Ferretti (in arte Drusilla), giovane stilista del litorale, laureanda alla Dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo). Minuta e dal sorriso sincero, dal piglio deciso di colei che ha iniziato dal nulla, ma che sa precisamente dove vuole arrivare.

Lucilla ci racconta i suoi inizi, la sua nuova collezione ormai in uscita e i suoi progetti futuri.

In quale momento della tua vita hai capito che volevi percorrere la strada della moda?
“L’ho sempre saputo! Però c’è stata una tappa ben precisa… nell’estate dei miei 25 anni ho avuto una crisi personale, tale da mettere in discussione tutta la mia vita… il percorso universitario, le relazioni, persino la decisione di essere andata a vivere da sola, perché mi aveva portata ad avere problemi economici e a dover fare tre lavori insieme. Ero già entrata nel mondo della moda, aiutando una signora ad organizzare sfilate, eppure mi sembrava che non avevo osato davvero esprimere me stessa. Poi ho conosciuto una persona alla quale avevo già parlato delle mie aspirazioni e mi ha trasmesso quella sicurezza necessaria per dare seguito alle mie tante idee… in quel momento mi sono resa conto che era ciò che avevo sempre voluto fare”.

Da dove nasce il nome Drusilla?
“Ha una storia molto lunga, però posso dire sicuramente che Drusilla è l’altro lato di me stessa, è il mio alter ego… io nella vita sono molto razionale, inquadrata, anche troppo. In realtà il mio progetto è nato proprio perché ho tralasciato questa parte così razionale di me, e ho liberato la parte che normalmente controllo tutti i giorni”.

Ti ricordi il primo capo che hai ideato? Per chi l’hai creato?
“L’ ho ideato per una donna, che si chiamava Mary Kaye Ritz, una donna che ho conosciuto all’età di sedici anni. Era un’americana di Honolulu, che è venuta a Roma con uno scambio casa, una scrittrice e giornalista, una donna incredibile, solare, con una personalità forte ed incisiva, amante della cultura e ‘affamata di conoscenze’. Ecco lei ha tirato fuori il meglio di me stessa, con allegria. Pensando alla sua forte personalità, alla sua leggerezza e alla bellezza della sua terra, le Hawaii, ho creato l’abito dandole il suo nome”.

Quindi ogni abito ha un nome?
“Sì, ogni abito ha un nome ed è dedicato ad una persona alla quale ho pensato e che mi ha ispirato quella linea, quel taglio”.

Come e in quanto tempo hai preparato la tua prima collezione? E perché la scelta di utilizzare stoffe africane?
“Mi sono seduta alla mia scrivania e per 6 giorni non ho fatto che disegnare. In quel momento è nato tutto… ho scelto le stoffe che mi ispiravano di più e naturalmente la mia attenzione è caduta su quelle africane… l’idea è nata dal fatto che è una stoffa bistratta da tutti… ma sono tessuti che possono dare tanto, sapendoli scegliere e rielaborandoli secondo il nostro gusto, la nostra concezione occidentale. In fondo si può considerarla una stoffa povera che crea un abito ricco”.

Perché la tua prima collezione è stata definita ‘Femminista’?
“Probabilmente perché essendo una donna ho pensato alle donne. Credo che in parte lo sia ed in fondo ne sono anche contenta perché i mie abiti sono ispirati da donne che mi hanno stimolata e alcune di loro sono entrate nella storia come Rosa Louise Parks o la nostra Oriana Fallaci. Alcune di loro hanno fatto anche un percorso di riscatto sociale. Un abito che ho venduto, ad esempio, portava il nome di Opra Winfrey che ha alle spall

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