Pier Paolo Pasolini: “Quella mattina del 2 novembre 1975 io c’ero”

Il racconto di quando una squadra di ragazzi scoprì il corpo di Pier Paolo Pasolini trucidato. La commemorazione di oggi in via dell’Idroscalo

La mattina della scoperta del corpo martoriato di Pier Paolo Pasolini io c’ero. Ero lì con un gruppo di amici per la sfida a calcio tra strade di quartiere. Senza soldi ma con tanta voglia di scaricare le energie giovanili, eravamo lì per giocare nell’unico campo con porte da calcio gratuito disponibile, a ridosso delle baracche di via dell’Idroscalo che solo poche settimane prima avevano fatto da scenario a Ettore Scola per il “Brutti, sporchi e cattivi” di Giacinto” Nino Manfredi e della sua famiglia.

Cerchiato in rosso l’autore dell’articolo, in quella mattina del 2 novembre 1975

Eravamo lì per giocare, correre, divertirci ma ci siamo fermati davanti all’ammasso di carni straziate e sanguinolente impastate di fango e dolore.

Era domenica. Il giorno prima, 1° novembre, era piovuto a dirotto. Perciò Andrea ‘lomumba’, Stefano ‘mocciolo’ e Angelo ‘er gazzella’, diversamente dal resto della squadretta, non volevano giocare: il campetto all’Idroscalo, l’unico gratis a Ostia, sarebbe stato poco più di un acquitrino. La sfida contro la ciurma di via dei Traghetti, però, imponeva a noi di via dei Panfili uno scatto d’orgoglio e capacità di sacrificarsi.
Appuntamento al campo alle 8. Faceva un freddo che ghiacciava persino la colatura del naso a chi, come noi, cavalcava bici e scalcinati motorini per arrivare in quell’estrema lingua di Ostia. Nonostante l’ora presta, la ‘sardegnola’, donna perduta amica dei giovanotti per i suoi servizi economici, aveva già la stufa accesa, come rivelava il filo di fumo bianco che si sollevava dalla prima baracca vicina a Tor San Michele. Per il resto stamberghe di calce e lamiera, case di una dignitosa sofferenza vissuta davanti al mare, tra pecore al pascolo ai piedi della torretta di Michelangelo”.

“Era gremito il campetto. Quei balordi di via dei Traghetti s’erano forse portati la claque, gente minacciosa di parola e di mano? No. Niente tifo né partita: il capannello di curiosi era lì per guardare a braccia conserte un mucchio di cenci sanguinolenti. C’era un corpo; si intuiva dal braccio scoperto nonostante il gelo e piegato in modo innaturale sotto il busto. Il commissario Baradan, una pasta d’uomo dall’aspetto egiziano, si aggirava nei pressi. Confabulava con i poliziotti in divisa, indicava, parlottava con chi stava manipolando quel corpo irrigidito dal freddo e dalla morte. Tutt’intorno un brusìo reso confuso dal vento. Chi poteva aver stracciato quella vita in modo così orribile? Perché? Ma, soprattutto, chi era l’uomo dal viso schiacciato, mascherato di sangue e sabbia? Baradan carpì il segreto dell’identità violata. Ma non fece parola. A passo svelto andò da Bubi, mitico capitano di mare, costruttore di barche nel vicino cantiere Canados, per usare il telefono e comunicare tutto ai superiori romani”.

“Era Pasolini, ma lo sapemmo solo nel pomeriggio. Era venuto a morire sul nostro campetto di calcio. Il destino lo aveva chiamato a finire la sua vita tra le baracche, in una borgata come tutte quelle che aveva descritto nelle sue opere. Uno scenario ideale persino per Ettore Scola che, poche settimane prima, vi aveva ambientato Brutti, sporchi e cattivi nella parte dove ‘Giacinto’ Manfredi, avvelenato dalla famiglia, riusciva a liberarsi del topicida grazie alle sorsate di acqua di mare. Non sapeva Pasolini che, pur restando indimenticato scrittore e regista, la memoria della sua fine sarebbe stata cancellata da un porto. Unici emblemi rimasti: la scrostata stele in cemento di Mario Rosati ed il ricordo di quei ragazzini che annullarono la sfida per rendere omaggio a chi la partita con la vita l’aveva persa poche ore prima”.

Questo mio ricordo è stato pubblicato su Il Messaggero il 9 maggio 2005 con il titolo Quella partita all’Idroscalo che non si giocò più” e sottotitolo “Era una domenica piovosa: Stefano ‘mocciolo’ e Angelo ‘er gazzella’ trovarono il corpo del poeta”.

Non ho mai dimenticato quella mattina, così come Ostia non ha mai spezzato questo legame di periferia amata da Pasolini. Sergio Citti, uno dei talenti scoperti dal regista, gli ha dedicato il film dal titolo “Ostia” girato proprio sulla spiaggia a pochi passi dall’eccidio di Pasolini (leggi “Ostia set naturale“) ed il quartiere ben tre statue: quella di Mario Rosati in via dell’Idroscalo, quella di Gaetano Gizzi in piazza Gasparri e quella di Pietro Consagra a piazza Anco Marzio.

Intanto oggi come ogni anno avrà luogo con inizio alle ore 10.30 presso il Parco Letterario Pier Paolo Pasolini/Centro Habitat Mediterraneo LIPU di Ostia, la commemorazione dell’artista ucciso 42 anni fa.
La commemorazione, organizzata dal Parco Letterario® Pier Paolo Pasolini/Centro Habitat Mediterraneo LIPU di Ostia, insieme all’artista Mario Rosati, comprenderà un saluto istituzionale ed un momento di ricordo di Pier Paolo Pasolini, aperto a cittadini ed artisti.

Il luogo della scomparsa di Pasolini, dopo anni di abbandono e degrado, è divenuto un giardino letterario, progettato dall’artista Mario Rosati ed inserito all’interno del Centro Habitat Mediterraneo LIPU di Ostia (lungo via dell’Idroscalo), i cui volontari, a titolo gratuito, ne garantiscono la pulizia e fruibilità durante tutto l’anno. Dopo anni di libera fruizione, che ha consentito a migliaia di persone provenienti da tutto il mondo di ricordare Pasolini in piena libertà, un’azione vandalica, a sfondo ideologico, aveva interrotto tutto ciò, danneggiando le strutture del monumento e del percorso letterario. Grazie al sostegno della Regione Lazio, il Parco e’ tornato al suo splendore originario e dal 2 novembre tornerà ad essere quotidianamente fruibile dalle ore 9,00 sino al tramonto.

Il Parco Letterario Pier Paolo Pasolini in via dell’Idroscalo

Quest’anno in quel posto ci sarà uno spettro in più, Pino Pelosi. Quello che è stato condannato come l’assassino di Pier Paolo Pasolini negli ultimi anni si è affacciato diverse volte, lontano dai riflettori e dagli amici del regista, sul fazzoletto di terra dove quella notte di 42 anni fa lo uccise (secondo le carte processuali e la sua confessione poi ricusata dopo aver scontato la pena). Pelosi, infatti, è morto il 20 luglio di quest’anno.

Commenta questo post

LASCIA UN COMMENTO

Lascia un commento
Per favore inserisci il tuo nome