Viaggio nel terrore dall’Axa all’Eur: ecco cosa è successo sul 709

L'aggressione all'autista dell'Atac nel racconto dei colleghi della rimessa di Acilia. Il silenzio della Centrale operativa d'emergenza e l'appuntamento con i carabinieri fissato una settimana dopo

Quaranta minuti di viaggio nel terrore ed un pericoloso epilogo evitato solo per la prontezza di riflessi. E’ il diario di quanto successo nella notte tra venerdì 7 e sabato 8 aprile sulla linea 709 Atac che collega Infernetto-Casalpalocco all’Eur. Nel mirino l’autista in servizio che chiameremo Claudio, 40 anni, un conducente esperto lasciato in balia di una gang di una decina di giovani teppisti.

LA DENUNCIA DELLA RSU DI ACILIA

Sono i colleghi di Claudio, rappresentanti sindacali della rimessa di Acilia, a fare luce su un episodio che ieri CON QUESTO ARTICOLO avevamo definito un giallo per l’assenza della denuncia presso le forze dell’ordine. “Non c’è alcun giallo – replicano i colleghi che hanno stilato il documento – Il conducente ha provato a sporgere la denuncia ma i carabinieri gli hanno fissato un appuntamento per il 14 aprile”.

Il diario di quel viaggio nel terrore è tutto in un documento diffuso dalla Rsu della rimessa di Acilia. “L’ennesima aggressione – esordisce la nota di denunci sindacale – è avvenuta la sera del 7 aprile sulla linea 709 con partenza delle ore 24,00 da via Timocle. Un gruppo di circa una decina di ragazzi saliti alla fermata di via Eschilo si sono immediatamente ‘impossessati della vettura’ facendo la stessa oggetto di vandalismo, gridando come forsennati, fumando, offendendo e minacciando l’autista, battendo con i pugni sulla cabina di guida e sui vetri laterali. Il collega, visto quanto stava accadendo e resosi conto che non avevano nessuna intenzione di placare gli animi, ha azionato immediatamente il pulsante di emergenza, azione che ha continuato ad eseguire per tutto il percorso, convito di trovare supporto alla sua richiesta di aiuto durante il tragitto o alla Stazione Metro Fermi”.

L’EPILOGO A EUR FERMI

Purtroppo l’attesa durante tutto il viaggio sulla via Cristoforo Colombo, si è rivelata vana. “Giunto al capolinea – prosegue il documento della Rsu – la speranza dell’operatore è svanita nel nulla, in quanto si è reso conto che la sua richiesta di aiuto era stata ignorata. Ha effettuato la fine corsa facendo attenzione che tutti scendessero e nel richiudere le porte si è sentito colpito e strattonato da una persona che cercava di entrare dal finestrino posto guida, lasciato aperto a causa del forte acre odore di fumo. Visto il pericolo, istintivamente l’autista ripartiva, la persona che cercava di entrare di conseguenza è cascata al suolo mentre altre cercavano di inseguirlo. Allontanatosi fortunatamente senza ulteriori conseguenze, immediatamente ha contattato telefonicamente la Centrale Operativa chiedendo spiegazioni e motivazioni per la mancata assistenza alla sua richiesta d’aiuto di un operatore in servizio di linea dopo la mezzanotte. La risposta che ha ricevuto il collega e di seguito riferita agli scriventi ci lascia sconcertati e senza parole: ERAVAMO IMPEGNATI”.

SIAMO SCHIACCIATI TRA DUE FUOCHI

Alla fine del servizio Claudio si è recato al pronto soccorso del Cto dove gli è stata riscontrata la contusione ad un braccio giudicata guaribile in pochi giorni. Ma i colleghi sindacalisti del conducente non intendono transigere sull’atteggiamento dell’azienda. “Ci e vi chiediamo: quale grande impegno può far sottovalutare una richiesta d’aiuto  di un operatore in servizio di linea dopo la mezzanotte? – è la domanda – Noi crediamo che questo evento non possa passare inosservato. Per questo motivo chiediamo che vengano accertate le responsabilità di ogni singolo soggetto coinvolto e che siano sanzionati con provvedimenti disciplinari per la negligenza dimostrata come prevede il Codice Etico ed il regolamento aziendale”. Inutile dirlo, i teppisti si sono volatilizzati e sono rimasti impuniti.

Poi le amare considerazioni di uno di quei rappresentanti sindacali. “Nello specifico si tratta di un atto di vandalismo – commenta – ma le tensioni sono ormai la quotidianità. Siamo schiacciati tra due fuochi: da un lato l’utenza che è esasperata da un servizio da quarta categoria e dall’altra l’azienda che ci spreme per ovviare alle carenze di personale e mezzi. Purtroppo l’utenza non capisce che la causa dei disservizi non siamo noi: per i passeggeri, l’Atac siamo noi ed è con noi che se la prende”.

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